Un giorno, mio nipote mi ha chiesto di andare alla scoperta di Scampia. L’ho accontentato. Ero curiosa anch’io di vedere il quartiere da cui mancavo da diversi anni. Arrivati, mi ha guardato e ha esclamato stupito: “è tanto diverso da come me l’aspettavo!”
In quell’istante mi sono ricordata di Felice, Mirella e dei ragazzi del gruppo Gridas e gli ho promesso che lo riporterò nuovamente a Scampia per prendere parte al famoso Carnevale.
Dopo sono andata a far visita a Mirella e le ho chiesto di raccontarci la storia di come è nato il gruppo GRIDAS (gruppo risveglio dal sonno, con riferimento alla frase di una delle incisioni della “quinta del sordo” di Francisco Goya: “el sueño de la razon produce monstros”) , il Carnevale e di parlarci delle attività che vengono svolte in quel quartiere.

Felice e Mirella e l’inizio del lavoro di educatori

Nel 1967, Felice e Mirella sono due ragazzi. Lui si trasferisce a Napoli per studiare Architettura, prima, e Teologia, dopo. Frequenta la Federazione Universitaria Cattolici Italiani con voglia di svolgere un servizio di giustizia. Mirella è un’insegnante che ogni giorno dal Vomero, quartiere buono di Napoli, raggiunge Poggioreale per svolgere il suo lavoro.
Insieme a una ventina di altri volontari avviano il progetto del “doposcuola creativo” per i bambini che vivevano nelle baracche di Poggioreale, strutture mobili, che ospitavano le famiglie rimaste senza una casa dai tempi della guerra.
Era lo stesso anno in cui appariva nelle librerie “Lettere a una professoressa” di don Milani. Un libro che fece scalpore, scosse coscienze e dimostrò che un modo diverso di insegnare è possibile. Allo stesso tempo accese la voglia di partecipazione in molte persone. Proprio da questi semi culturali nacquero i primi embrioni di quella che sarà poi la rivoluzione del ‘68.

Il lavoro di Felice e Mirella inizia con i bambini di Poggioreale

Felice e Mirella capirono che i ragazzi delle baracche avevano bisogno di persone che gli insegnassero a scrivere, leggere e l’importanza della scuola. Recuperarono così una baracca in disuso, dove costruirono banchi, e l’adattarono, affinché i ragazzi potessero studiare e recuperare i deficit scolastici che si portavano dietro. Unirono le lezioni ad attività ludiche e nei giorni di festa cercavano di dare l’opportunità ai bambini di uscire dal loro quartiere e farli vivere esperienze ed emozioni differenti. Tutto questo non fu affatto semplice, perché si trattava di ragazzi non abituati alle diversità e vissuti in famiglie, molto spesso, chiuse e poco sensibili al valore della scuola.

Il doposcuola dell’associazione si trasferisce a Scampia

Alla fine degli anni 60, i baraccati vennero trasferiti a Scampia per le prime assegnazioni di case popolari. Contestualmente si verificò un fenomeno unico, arrivarono “gli abusivi”, quelli che non erano ancora in lista e che, se si fossero messi in lista, non avrebbero mai ottenuto una casa. Queste famiglie decisero così di occupare case non finite, e iniziò da qui le guerre tra assegnatari e occupanti, con la nascita di uno spinto individualismo tra le persone, di cui ad oggi ancora ne paghiamo le conseguenze.
Nel luglio del 1972, Felice e Mirella si trasferirono a Scampia in un bilocale in affitto dove tuttora vive Mirella. Volevano stare vicini ai loro ragazzi, quelli che seguivano nei compiti e nelle altre attività culturali.
La loro casa era viva, colorata, piena di murales, così ,quando i ragazzini del quartiere andavano a fargli visita ,spesso ,dicevano: “la vostra casa ci sembra un night club!” Quando ho incontrato Mirella anch’io ho trovato una casa accogliente, colorata e piena di libri. Ho passato un paio di ore con lei in compagnia di un ottimo caffè napoletano.

La legge 167 prevede la costruzione di nuove abitazioni senza una riqualificazione del quartiere

Ritorniamo al nostro viaggio alla scoperta di Scampia. Ad agosto di quello stesso anno un altro fenomeno si fece largo in quel quartiere: l’esproprio di terre ai contadini locali attraverso la legge 167, quella norma del codice civile, che permette l’espropriazione per “pubblica utilità” , finalizzata alla costruzione di ulteriori case popolari.
Qual è il problema? Che il piano case ancora una volta non prevedeva la costruzione di servizi, come negozi, scuole, strade, circoli ricreativi, illuminazione. Venne così fuori il quartiere chiamato 167, proprio come la legge da cui nasceva; un enorme complesso edilizio che ospitava centinaia di famiglie, intere generazioni di ragazzini in età scolastica. Alcuni di questi non avevano avuto l’accesso a scuola ed erano rimasti analfabeti e senza cultura.

L’inizio delle attività illegali a Scampia

Fu quello che Mirella ha chiamato “l’avvio all’illegalità”, perché, non essendoci negozi, le famiglie più intraprendenti si organizzarono da sè con vendite a nero (senza controlli e licenze) di beni di prima necessità alle altre famiglie della zona che non potevano recarsi ai negozi distanti e difficilmente accessibili. Tutto questo divenne il primo passo verso una situazione di illegalità.

Negli anni ’80 Scampia diviene piazza di spaccio per la Camorra

Nell’80, un terremoto colpì l’area. Questo si tradusse nella costruzione di nuovi palazzi (previsti 28.000 nuovi alloggi), sempre senza servizi. Ma il grosso vero terremoto fu quello della Camorra, che si fece largo nel quartiere e riuscì a mettere le mani sugli appalti della ricostruzione (grazie a qualcuno che acconsentiva e firmava gli appalti….ricordiamolo sempre!).
Da tutto questo la camorra locale ne uscì rafforzata e riuscì a fare un salto di qualità con il collegamento ai cartelli della droga del Sud America (come Colombia, Messico). Arrivarono fiumi di droga che, essendo tanta, calò di prezzo e fece numerose vittime, soprattutto giovani.
Cosa mancava a questo punto? Una piazza di spaccio! E Scampia era perfetta a ricoprire questo compito sia per la logistica del quartiere (strade larghe, buie e con pochi servizi) sia per le caratteristiche dei suoi abitanti (avviati all’illegalità). Iniziò da qui una storia lunga 25 anni.

Le conseguenze della guerra di camorra a Scampia

Fino al 2004, quando ci fu una spaccatura della locale famiglia capoclan con la dipartita del capo carismatico. Iniziarono così le scissioni, il fuoco tra le strade con centinaia di morti, persone bruciate vive. Tra questi tanti furono giovani ,a cui vennero uccisi i sogni, le speranze e la possibilità di una vita migliore.
Su Scampia si accesero finalmente i riflettori e arrivò la stampa nazionale e internazionale. Saltò alle cronache ed entrò nelle case degli italiani attraverso telegiornali e giornali.
Ricordo ancora le cene di famiglia con alla televisione le immagini della “guerra di camorra, che si svolgeva a pochi chilometri dalle nostre sicure e confortanti case.

Le attività culturali GRIDAS: cose belle da fare a Scampia

In quello stesso posto, c’erano Mirella e il gruppo Gridas a lottare ancora per i servizi, le scuole, come polo di cultura , attività per i ragazzi, il lavoro e la casa ,come diritto.
A Scampia ancora oggi il GRIDAS resiste e combatte questa battaglia per la cultura e la legalità. Per dimostrare quanto questa attività sia essenziale, facciamo qualche esempio.
Sembra inverosimile e anacronistico, ma oggi, nel 2019, a Scampia, non c’è una libreria e, per comprare un libro, si va in edicola, facendo ricorso ai libri allegati ai giornali. Attenzione però a non andare all’edicola presso la stazione della metropolitana, quella vende biglietti e cancelleria, non i giornali. Eh sì, un’edicola senza giornali. Questo è il segnale evidente che la lettura a Scampia è considerata morta.
Altro esempio? L’associazione GRIDAS ogni venerdì propone un cineforum scelto tra i film co-prodotti attraverso il crowdfunding, spesso con le presenza dei registi. A queste proiezioni partecipa poca gente perché le persone del quartiere ancora non sono abituare a guardare il film al cinema, senza la pubblicità, impossibilitati a parlare e a muoversi.

Il Carnevale del GRIDAS

Torniamo infine al famoso, oramai, Carnevale del GRIDAS. Anche questo nasce per reazione a un sistema scolastico ,stereotipato e senza un’anima. L’obiettivo era: portare il Carnevale in piazza ,per dare la possibilità agli abitanti di riappropriarsi del proprio quartiere, travestirsi, cambiare il proprio status e personalità, essere per un giorno quello che si è sempre sognato.
Negli anni la costruzione di maschere ha facilitato la collaborazione tra ruoli diversi e inversi, per esempio tra studenti e insegnanti, dove nella manualità spesso gli allievi sanno fare meglio degli insegnanti.
I mascheroni sono fatti con due semplici ingredienti: socialità dei ragazzi e materiale completamente riciclato.
Il carnevale pensato da Mirella e Felice resiste da 38 anni e vi aspetta a Scampia.

Il Carnevale di Scampia: qual è il segreto del suo successo?

Mirella sorride, mi mostra foto e dice: “questo Carnevale riesce a essere il collante alle molteplici belle realtà sorte a Scampia in questi anni e proprio per questo resiste ed è cresciuto tanto”

di Emiliana Renella

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Alla scoperta di Scampia con Mirella e il Gridas

2 pensieri su “Alla scoperta di Scampia con Mirella e il Gridas

  • 20/09/2019 alle 08:31
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    Insegno al Monterosa dal 1992 anno tragico perché iniziarono le vendette camorristiche. Avevo in classe alunni spaventati ed arrabbiati era una seconda elementare. Cercavo di rendere allegre le lezioni portare cose e attività che facessero sorridere i miei alunni cresciuti in fretta. Per caso scopri il GRIDAS attraverso alcuni colleghi. Parlai con Felice che allora non sapevo chi fosse e,lui mi di disse che sarebbe venuto in classe. Non ci speravo ma un giorno lo vidi arrivare con giornali pezzi di legno e iniziò la magia. Ci spiegò co.e trasfor.ate un giornale in un sole una scatola in un carroccio e da allora la mia a scuola del monterosa partecipa al Carnevale. Grazie Felice e Grazie Mirella da allora tutti i miei alunni aspettano il Carnevale❤️❤️❤️❤️

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    • 05/10/2019 alle 18:28
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      Grazie Emilia per la tua testimonianza. Si può combattere la camorra e riqualificare il quartiere di Scampia attraverso la costruzione della rete e un cambiamento culturale. Grazie alle persone come te e i tuoi alunni che lo fanno giorno dopo giorno. Ci vediamo al Carnevale!

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