Definiscilo come vuoi, comunque capita facilmente di passarci, se vuoi evitare il grande traffico delle direttrici principali. Sterminate coltivazioni di pere, all’intorno. Le più raffinate ciliegie, proliferano un po’ più a sud, ma anche qui molti coltivatori ci provano. I vigneti che producono la pregiata uva di lambrusco abbondano un po’ più in là, sulle colline verso ponente. Qui il lambrusco più che altro si beve, con gusto e moderazione, in mezzo a tante, tantissime pere. Siamo in una di quelle terre di mezzo che continua a cercare motivi per farsi raccontare.

Un borgo dal nome insolito

È un borgo arruffato sulla linea di confine tra le provincie di Modena e Bologna, nel comune di Castelfranco Emilia. Poco più a sud del 45° parallello nord. Un gruppo di case sperdute. Un simpatico luogo di transito. Uno sputacchio di paese.

Comunque, per quanta fretta o altre concentrazioni ti stiano assediando i pensieri, un attimo di stupore te lo lascia sempre. Vorresti fermarti e qualcuno che spiegasse un nome strano così.

Se ci passi di frequente, pendolare di chissà quali vite, prima o poi il tempo lo trovi di intrufolarti da qualche parte a fare le domande. E scopri di non essere il primo, per questo te le sanno raccontare.

In origine il nome era semplicemente California

Fino agli anni Cinquanta dello scorso secolo, lo sputacchio di paese si chiamava semplicemente “CALIFORNIA” da tempo immemore. Fu il consiglio comunale del capoluogo, dopo molti dibattiti a scegliere di modificarne il nome, aggiungendo l’incipit “CASALE”. Ma, perché?

Lo fecero, pare una notizia documentata, per contenere i costi che l’amministrazione pubblica doveva sostenere per rimpiazzare i cartelli indicatori della località che, ripetutamente e regolarmente, venivano asportati dai soliti ignoti, probabilmente per portarsi a casa il cimelio di un cartello di località così pretenzioso. Sai che gusto appenderti il cartello “CALIFORNIA” sulla porta della cucina.

Sì, ma prima? Quando si chiamava semplicemente “CALIFORNIA”? Perchè?

E’ qui che la storia si fa interessante, svaniscono le notizie certe e documentate. Lasciano il posto alle leggende che si raccontano all’osteria dopo un bicchiere di troppo. Pare ce ne siano alcune differenti, di leggende, ma non c’è dubbio che questa sia la più interessante.

Qui inizia l’avventura che dà il nome a Casale California

Si dice, dopo quel bicchiere e in quella osteria, che durante l’avventuroso diciannovesimo secolo, quando il mito di espatriare verso la Terra Promessa delle Americhe per conquistare facili ricchezze o, semplicemente, un migliore stato di vita, la faceva da padrone nei sogni del popolo nostrano….

….da queste parti, una banda di briganti si fosse organizzata per andare in giro, nelle campagne, a reclutare sogni. Promettevano ai contadini sognatori ed agli avventurieri di ogni risma, un facile v iaggio verso l’America, la Fortuna, il Futuro sognato.

Costava molto denaro, sognare in questa direzione.

I briganti si facevano pagare profumatamente, caricavano gli avventurieri creduloni su carri da Far West, chiusi e coperti e li facevano viaggiare per settimane, muovendosi sovente la notte e nascondendosi di giorno per difendersi da inenarrabili rischi e pericoli che erano molto abili a raccontare.

Dopo settimane di viaggio, studiato e nascosto, in realtà speso a rigirare sempre poco lontano dal territorio di partenza, finalmente i briganti facevano rivedere luce alle loro comitive, all’ingresso di questo paesello, dove avevano installato in bella mostra il cartello “BENVENUTI in CALIFORNIA”, incassavano il saldo del pagamento del viaggio e si dileguavano in fretta, nella nebbia di queste terre.

Se questa storia fosse vera, che ne sapete?

Può darsi l’abbia inventata, oppure ne ho ascoltato veramente il racconto, dall’oste di questo villaggio.

In questo caso, mi avrebbe lasciato incredulo e pensoso.

Se fosse vero, allora potremmo pensare che molto prima di tutto quanto ci affligge ai nostri giorni, in queste povere campagne c’erano già gli scafisti, o qualcosa del genere?

Che quindi non sarebbero una specie malata del nostro tempo, ma solo uno dei tanti volti dell’umanità, quando si nega?

Non c’è mai niente di nuovo, sotto il sole?

di Massimo Rovatti

Casale California
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