Comma 22 non avrebbe entusiasmato Joseph Heller
(Photo by: Philippe Antonello/ Hulu)

La nuova serie di Hulu ci offre lo spunto per parlare dello scrittore newyorkese

“Comma 22”, la mini serie di sei puntate in onda a partire dal 17 maggio 2019 su Hulu negli Stati Uniti e su Sky Atlantic in Italia, probabilmente non avrebbe entusismato Joseph Heller. Lo scrittore newyorkese non avrebbe apprezzato il tentativo di un riluttante George Clooney (in un primo momento contrario a cimentarsi con il famoso romanzo perché “puoi finire macellato per questo”), alla regia in due episodi, di attualizzare l’opera al ventunesimo secolo e di renderla più digeribile ai gusti del pubblico, né il fatto che la sceneggiatura firmata da Luke Davies e David Michod tenti di appianare una delle caratteristiche più famose dell’opera, la struttura narrativa non lineare.

Cosa ha scritto

La sua produzione letteraria consiste di sette romanzi (Comma 22, È successo qualcosa e Tempo Scaduto sono secondo l’autore le opere per cui verrà ricordato dal pubblico), due autobiografie, un’opera teatrale (We Bombed in New Haven), una sceneggiatura (Donne, v’insegno come si seduce un uomo) ed il contributo a quella di altri due film (Dingus, quello sporco individuo Casino Royale).

Il rapporto con Hollywood

Se qualcuno si domanda cosa spinga uno degli scrittori più rispettati del mondo a sceneggiare una commedia romantica, la risposta è una sola: il denaro. La scrittura in quegli anni negli Stati Uniti era un’occupazione poco redditizia, Heller infatti per Comma 22 ricevette dall’editore Simon & Schuster millecinquecento dollari, di cui metà alla firma del contratto e l’altra dopo l’accettazione del manoscritto.

Nel 1964, quando si trasferì a Beverly Hills per lavorare alla scrittura di Donne, v’insegno come si seduce un uomo, dichiarò infatti scherzosamente “adoro andare a Hollywood, c’è sempre qualcuno che paga le spese”. Il suo rapporto di amore e odio con il cinema emerge da un’altra sua dichiarazione: “i film sono immagini, [i produttori] per lo più non vogliono avere a che fare con le parole.”

L’infanzia e l’esperienza al fronte

Le parole tuttavia furono da sempre la sua passione: nato nel 1923 a Brooklyn da due immigranti russi, trascorse i primi diciannove anni di vita (il periodo più felice e ricco di ricordi della sua vita) nella sezione ebraica di Coney Island. La sua famiglia, composta oltre che dai genitori, da un fratello ed una sorella, unita ma poco abbiente (ma “il cibo in tavola non mancava mai” puntualizzava con orgoglio nelle interviste), fu scossa dalla precoce scomparsa del padre Isaac Donald nel 1928.

Cominciò a scrivere molto presto, fin da quando aveva dieci anni. Ai tempi del college, che frequentò a partire dal 1948 presso l’Università di New York ed in seguito alla Columbia, di ritorno dal fronte italiano e grazie ai benefici del G.I. Bill, pubblicava storie brevi.

Dopo il college tuttavia, non reputando la propria narrativa sufficientemente valida, posò temporaneamente la penna per dedicarsi ad altro: ottenne una borsa di studio Fulbright per studiosi ad Oxford, fu docente al college, senza però appassionarsi mai all’insegnamento (gli studenti preferiti di Bruce Gold, il professore universitario protagonista di Gold!, erano “quelli che abbandonavano i corsi”) ed infine lavorò come copywriter presso le riviste Time, Look e McCall’s.

La nascita di Comma 22

Fu in questo periodo che lavorò alla sua opera più celebre. La sua esperienza presso il Corpo aeronautico dell’Esercito degli Stati Uniti gli fornì solo parzialmente l’ispirazione per il libro: in una intervista del 1992 a Playboy affermò che “all’inizio era divertente, eravamo bambini, diciannove, vent’anni, ed avevamo per le mani delle vere mitragliatrici. Non quelle cose che ci sono nelle sale giochi a Coney Island. Hai la sensazione che ci fosse qualcosa di glorioso in ciò. Una gloriosa eccitazione. La prima volta che vidi un aereo bruciare ed i paracadute uscire fuori, lo osservavo con un grosso ghigno sul volto. Ero deluso dalle prime missioni se nessuno ci sparava contro.” Affermò inoltre che delle oltre sessanta missioni a cui prese parte la maggior parte di esse erano operazioni di routine.

Comma 22 (dichiarò a RollingStone) “fu pertanto il risultato di un lavoro di immaginazione letteraria, e non quello di un giornalista, uno storico o un riformista sociale. Non avrei scritto il libro se avessi adottato un approccio realistico. Ciò per due motivi: il primo è che non penso di avere il vocabolario, la pazienza, l’occhio o la memoria per registrare le cose come accadono. La seconda è che di mio non avevo una storia particolarmente interessante da raccontare. Se a Comma 22 togli lo spirito, la verve letteraria, e metti i fatti in ordine cronologico, scoprirai una storia senza eventi di rilievo su un bombardiere e un colonnello che voleva che i suoi uomini prendessero parte a più missioni di chiunque altro.” L’autore non intese dunque riversare nell’opera le proprie esperienze di guerra, quanto piuttosto descrivere lo spaventoso clima politico che caratterizzava gli Stati Uniti durante la Guerra di Corea prima e la Guerra fredda poi.

Il processo creativo

In questa intervista del 1994 Heller descrive il suo processo creativo, affermando che una singola frase è ciò che lo ispira a scrivere un intero romanzo, in quanto una frase conduce ad un’altra frase, e se queste combinazioni di frasi tratteggiano una ambientazione o un personaggio egli comincia a pensare sul serio a tutto il resto.

Anche per Comma 22 accadde lo stesso: l’ispirazione “è come se mi esplose in testa. Camminavo avanti e indietro alle quattro del mattino, non vedevo l’ora di entrare nel mio ufficio in questa piccola agenzia pubblicitaria per mettermi a scribacchiare il primo capitolo.”

Le altre opere e la malattia

Non fu però rapido nello scrivere; ammise più volte di non poter scrivere più di duecentocinquanta parole al giorno. Impiegò sette anni a finire e pubblicare Comma 22, il suo secondo romanzo (È successo qualcosa) fu pubblicato tredici anni dopo il primo, ma non riuscì ad ottenere lo stesso successo: fu giudicato dalla critica troppo cupo e triste, inutilmente lungo e privo di risoluzione o significativi sviluppi a livello di trama. Quattro anni dopo pubblicò Gold!, una parodia del Governo americano mista a feroci attacchi all’ex Segretario di Stato Kissinger.

A cinquantotto anni, mentre lavorava a Tempo Scaduto, sequel di Comma 22 e gestiva le conseguenze del burrascoso divorzio dalla prima moglie, Heller affrontò la sfida più impegnativa della sua vita: gli venne diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré, malattia debilitante e a volte fatale che può lasciare le sue vittime paralizzate dalla testa ai piedi. Nell’ora più buia fu fondamentale l’apporto degli amici più stretti: il poliedrico Speed Vogel, che si trasferì nel suo appartamento e svolse i ruoli di massaggiatore, servitore e sciamano, l’ipocondriaco Mel Brooks, che aveva conoscenze sulla malattia di Joe pari a quelle dei medici e Mario Puzo, che vinse la sua avversione agli ospedali per essere al fianco dell’amico. Questa storia di malattia, guarigione ed amicizia fu l’oggetto del libro autobiografico No Laughing Matter, scritto a quattro mani con Vogel e pubblicato nel 1986.

Tempo scaduto

Tempo Scaduto, pubblicato nel 1994, fu il seguito del popolare Comma 22. Ambientato a New York cinquant’anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il romanzo affronta il destino dei reduci dal fronte italiano, inclusi alcuni dei personaggi originali come John Yossarian, il Cappellano Tappmann e Milo Minderbinder. Se Comma 22 è un libro sulla sopravvivenza a tutti i costi (Philipp Toynbee nella sua recensione affermò che si trattava del primo libro sulla guerra ove codardia e paura diventano virtù), in Tempo Scaduto è preponderante l’idea che la morte è ineluttabile e che i veterani, settantenni quando si conclude la vicenda, non riusciranno a sopravvivere alla vecchiaia e ai mali ad essa collegati ancora a lungo.

Quando gli fu chiesto cosa lo spinse a scrivere un sequel ad oltre trent’anni di distanza dal primo romanzo, l’autore rispose “ispirazione, orgoglio, tentazione e la vecchia ambizione di scrivere un romanzo diverso da quelli precedenti”.

La scomparsa

Si spense nel dicembre 1999 a settantaquattro anni lasciando due figli avuti dalla prima moglie Shirley, e l’adorata seconda moglie Valerie, che lo aveva assistito come infermiera ai tempi della malattia.

Volgendo lo sguardo alla sua produzione letteraria, affermò di non essere in competizione né con il Joe Heller che scrisse Comma 22 né con altri autori, e di essere soddisfatto di tutte le sue opere, in quanto la maggiore esperienza come scrittore gli permise di dare vita a personaggi come Sammy Singer e Lew Rabinowitz (protagonisti di Tempo Scaduto), più completi e tridimensionali rispetto a Yossarian.

A tal proposito ci piace ricordare la sua  arguta risposta a chi gli disse di non aver scritto romanzi dello stesso valore di Comma 22: “Chi lo ha fatto?”

Comma 22 non avrebbe entusiasmato Joseph Heller

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