C’è un momento nella storia di ognuno, un microscopico momento, in cui comprendi che esiste una realtà che esula dalla tua ristretta bolla esperenziale; un mondo marginale che opera laborioso sui marciapiedi delle strade comuni, un mondo privo di confezioni ma ricco di contenuto. Il mondo di lato di Fausto Delle Chiaie.

A me, quel momento, è capitato lo scorso venerdì

Ero a Roma per motivi di studio e, naturalmente, come tutte le volte in cui vengo a Roma e chiedo informazioni ai gentili passanti, mi sono persa miseramente tra vicoli rumorosi e ondate di turisti disordinati, per ritrovarmi poi in Piazza Augusto Imperatore, a fianco dell’Ara Pacis.

Dopo i primi minuti di comprensibile irritazione per non essermi affidata a google maps (troppo pigra per estrarre lo smartphone dalla borsa), il mio sguardo è inciampato in un signore distinto che, con le braccia conserte, sembrava essere custode della scritta latina incisa appena sopra la sua testa.

Di fronte a lui, sull’altro marciapiede

erano in bella mostra e in fila una serie di cartacce, sassolini, scarabocchi, mozziconi di sigarette, bambolotti, piatti frantumati, ombrelli malandati, al primo colpo d’occhio l’espressione di un percorso ben organizzato d’introduzione al famigerato problema dell’immondizia di Roma.

Poi ho ripescato in un contenitore della mia memoria ballerina un’informazione che mi aveva trasferito mesi prima la mia cara amica Paola: “Se vai a Roma e ti trovi vicino all’Ara Pacis non puoi non andare a vedere l’esposizione all’aria aperta di Fausto delle Chiaie, rimarrai a bocca aperta”.

A quel punto avevo bisogno di conferme più autorevoli, quindi vinta l’indolenza che mi affligge dall’infanzia, ho estratto lo smartphone, inserito il nome sul motore di ricerca e tac… una sfilza di contenuti, video, documentari, interviste, riconoscimenti internazionali, elogi di professoroni d’accademia per quest’artista singolare presente addirittura su Wikipidia.

Non giudicare un libro dalla copertina

ed invece ero scivolata rovinosamente nella pentolaccia sempre calda della mediocrità.

Frustrata nello spirito ho deciso di percorrere quei 50 metri di robaccia (“rubbish” come lo stesso Fausto chiama la sua arte) per capire l’ispirazione, il pensiero potente nascosto tra le pieghe di oggetti, solo in apparenza, di così poco conto.

Passo dopo passo mi sono immersa in un’arte informale, povera, in uno spazio monumentale carico di una nuova valenza simbolica attraverso la pratica dell’infra-azione, così come viene chiamata dallo stesso autore. L’infra-azione è azione-collocazione-donazione di una o più opere, mostrate a terra da parte dell’artista, nei luoghi dell’arte, e il suo susseguente allontanamento dall’opera e dal luogo.
“l’Infrazione è mostrare ed evidenziare la storia vista in maniera superficiale, […] è il grido d’allarme artistico del malessere storico; dell’acciecamento del semplice e dell’umile. È la goccia che trabocca e vuole vivere con l’acqua”.

 Alla fine del viaggio durato appena 20 minuti, ho fatto qualche passo indietro e sono andata a stringere la mano di quel signore col barbone custode di quest’arte (ed anche della scritta latina che spunta sempre dietro la sua testa)e che vive delle donazioni dei visitatori di questo museo all’aria aperta.

Abbiamo scambiato a malapena due parole, lui ha sorriso teneramente ed io ho ricominciato a respirare. Grazie maestro, grazie del coraggio con cui porti avanti la tua arte; un’arte pura e leggera come i bigliettini disegnati che dispensi con l’autografo.

P.S. Se qualcuno volesse visitare il mondo di lato di Fausto Delle Chiaie ricordo che, nel periodo estivo, l’apertura è dalle 17.00 alle 21.00 (salvo alcune volte in cui il maestro è stanco e si ritira prima).

Claudia Romano

Il mondo di lato di Fausto Delle Chiaie

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