La storia di Brad Reubendale

Di recente sono stati molti i passi avanti per la messa al bando delle terapie di conversione negli USA, anche se per Brad Reubendale è troppo tardi. Essendo cresciuto in una setta cristiana ultraconservatrice del Missouri, per egli l’omosessualità non era un’opzione praticabile. “Non potevo indossare bermuda o abiti a maniche corte, o andare ai parchi divertimento, o guardare la televisione, figuriamoci dire «sono gay»”, ha dichiarato in un’intervista alla fondazione Thomson Reuters. Così l’uomo, oggi trentottenne e residente a Denver, ha deciso di prendere parte, come migliaia di altre persone LGBT fanno ogni anno in America, ad una terapia di conversione per “aggiustare” il proprio orientamento sessuale. 

Le terapie di conversione

La messa al bando delle terapie di conversione negli USA
mymovies.it, Jim Anderson/Associated Press, AP Images,

Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia rimosso nel 1990 l’omosessualità dal novero delle malattie mentali, ancora oggi numerosi psicoterapisti ed associazioni religiose applicano le terapie di conversione, ossia quei trattamenti psicologici, spirituali e fisici che sono finalizzati a convertire l’orientamento sessuale o l’identità di genere dei pazienti che vi si sottopongono, ma che corrono il rischio di provocarne seri danni all’equilibrio psicologico. Reubendale ha preso parte a trattamenti psicoterapeutici ed ha passato tredici anni con l’organizzazione religiosa “pray away the gay”, venendo anche ordinato pastore. Ma il suo orientamento sessuale non è cambiato, e la moltitudine di trattamenti a cui si è sottoposto ha avuto conseguenze nefaste: “la lotta tra la mia fede e la mia sessualità è diventata così intensa che mi stavo per suicidare. È allora che ho cominciato a realizzare che tutta la terapia che stavo facendo in realtà mi stava trascinando in un abisso.”

La ricerca dello Williams Institute

Tale vicenda non è un caso isolato: una ricerca dello Williams Institute della UCLA School of Law condotta da C. Mallory, T. Brown e K. J. Conron stima che attualmente, nei trentadue Stati nordamericani che non hanno messo al bando tali pratiche, 698.000 adulti LGBT di età compresa tra i diciotto e i cinquantanove anni hanno ricevuto terapie di conversione, e la metà di questi ne sono stati sottoposti fin da adolescenti. Sono invece sedicimila i minorenni che attualmente subiscono tali trattamenti pseudoscientifici. La ricerca dello Williams Institute specifica che sebbene la terapia conversazionale sia quella usata più di frequente, alcuni terapeuti facciano uso di forme di terapia dell’avversione, come l’induzione di nausea, shock o paralisi nei pazienti, l’applicazione dell’elettroshock e di altre punizioni corporali. Altri terapeuti fanno ricorso a tecniche che mirano a cambiare i processi mentali attraverso la riformulazione dei desideri, il reindirizzamento dei pensieri o l’ipnosi.

La presa di posizione delle associazioni

Le principali associazioni delle professioni sanitarie statunitensi, tra cui la American Medical Association, la American Psychological Association e la American Academy of Pediatrics, hanno preso pubblicamente posizione contro l’uso delle terapie di conversione, giudicate dannose ed inefficaci.

Nel 2015 il presidente della American Counseling Association ha reso una testimonianza alla Camera dei Rappresentanti e al Senato dell’Illinois a favore della legge statale che avrebbe messo al bando le terapie di conversione per gli adolescenti. Inoltre sono molteplici le associazioni delle professioni sanitarie che hanno appoggiato il Therapeutic Fraud Prevention Act, una legge federale che, se approvata, proibirebbe in toto la pratica delle terapie di conversione. Per quanto riguarda l’opinione pubblica, da un sondaggio nazionale condotto nel 2019 da Reuter/Ipsos si evince che il 56% degli adulti statunitensi ne vorrebbe la messa al bando sui minori di diciotto anni, a fronte di un 18% che pensa dovrebbero essere legali.

I progressi a livello legislativo

Il tweet del Governatore dello Stato si New York Cuomo a favore della messa al bando delle terapie di conversione.

A livello legislativo, diciotto dei cinquanta Stati hanno messo al bando tali pratiche per i minorenni, mentre l’iter legislativo è in corso in ventuno Stati. Lo Stato di New York e il Massachusetts ne hanno dichiarato l’illegalità ad inizio anno, mentre nel maggio 2019 il Colorado e il Maine hanno fatto lo stesso. Nel discorso successivo alla firma della proposta di legge, il governatore del Colorado Polis ha usato parole dure: “molti di questi cosiddetti trattamenti o terapie sono controproduttivi e conducono alla depressione e ad altri problemi cronici, ed per alcuni possono portare al suicidio. Questo aiuterà molte persone del Colorado ad essere certe che nessuno può essere costretto a frequentare una pratica pseudoscientifica martoriante come le terapie di conversione.”

La Diseducazione di Cameron Post

Trailer italiano de “La Diseducazione di Cameron Post”.

Infine, va sottolineato che riguardo questo tema, due produzioni hollywoodiane hanno avuto un grosso impatto sull’opinione pubblica: tratto dall’omonimo romanzo, La Diseducazione di Cameron Post, che vede Desiree Akhavan alla regia e Chloe Grace Moretz nel ruolo della protagonista, è uscito in Italia il 31/10/2018. Il film narra la storia di una liceale orfana dei genitori che, scoperta a letto con una compagna dalla zia che le fa da tutrice, verrà spedita al centro religioso di diseducazione all’omosessualità “God’s Promise”. La pellicola, elogiata dalla critica per la capacità della regista di raccontare una storia emozionante con intelligenza ed umorismo e per la performance della Moretz, ha vinto il Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2018.

Boys Erased

Boys Erased (in italiano Vite Cancellate), basato sull’autobiografia di Gerrard Conley, vede Joel Edgerton alla regia e Nicole Kidman, Lucas Hedge e Russell Crowe nel cast. Uscito in Italia il 14 marzo 2019, il film racconta la storia di un ragazzo fragile ed introverso dell’Arkansas che viene costretto dalla famiglia a sottoporsi alla terapia di conversione del centro “Love in Action”, pena il disconoscimento. Dai toni più cupi e tragici, il film affronta il tema della perdita dell’identità personale del protagonista, mettendo in luce i danno fisici e psicologici che tali pratiche hanno su chi vi partecipa. Altro aspetto fondamentale è il rapporto del protagonista con i genitori, lacerati dal contrasto tra ciò che loro impone la fede e la volontà di accettare il proprio figlio.

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