Gloria conosce il gioco del calcio alla scuola elementare perchè il suo maestro ogni mattina li accoglie in maniera veramente particolare: 30 minuti di calcio d’inizio. Eh sì, si comincia la giornata giocando tutte e tutti insieme con una palla. Da lì nasce il suo desiderio di giocare con un a palla e fare parte di una squadra di calcio femminile.

LA PRIMA PROVA PER GLORIA COME CALCISTA

Trenta minuti al giorno sono pochi per chi come Gloria comincia ad appassionarsi al gioco del calcio e chiede alla mamma di poterlo praticare anche nel pomeriggio. Così contatta una nota scuola di calcio romana per una lezione prova in cui, mentre Gloria si diverte a giocare con i ragazzini e una palla, la mamma ne resta terrorizzata. Si accorge infatti di un ambiente macista e volgare e non permette alla figlia di continuare. Decide che Gloria non giocherà mai a calcio.

I POMERIGGI DI CALCIO A 5

Passano una decina di anni e Gloria è al terzo anno di Liceo Classico. È ormai grande, sa cavarsela da sola e scegliere per conto proprio. Rispolvera così il suo vecchio pallone e crea con le amiche di classe un gruppo di ragazzine che giocano a “calcio a 5” il pomeriggio. Unico obiettivo di questo gruppo: il divertimento.

L’APPRODO AL MONDO DELLE SQUADRE DI CALCIO FEMMINILI AGONISTICHE

Dopo qualche anno, all’università, si avvicina a una squadra di calcio femminile. Squadra affermata che gioca in serie D. È emozionata: per la prima volta può giocare in maniera non improvvisata e casuale, ma sul serio. Però, e c’è un però, presto scappa da questo gruppo perchè troppo competitivo e come dice Gloria stessa: “mi trovo in un ambiente in cui devi combattere all’interno della tua squadra”.

LE DISPARITÀ TRA IL CALCIO MASCHILE E FEMMINILE

In questa squadra di serie D non accade nulla di nuovo rispetto alle dinamiche del calcio maschile. Se è vero che è un passatempo, quando fai parte di una squadra agonistica se sei convocato o meno questo fa la differenza su di te e sulla tua autostima. Hai inoltre quello che nel gergo viene denominato il “cartellino” ossia un vincolo sportivo con la tua squadra che non ti lascia la libertà di scegliere quando e dove giocare liberamente. Inoltre le squadre femminili hanno meno soldi rispetto a quelle maschili, e questo si traduce nel fatto che per le medesime categorie gli uomini sono retribuiti e le donne no.

FINALMENTE L’INGRESSO IN UNA SQUADRA DI CALCIO IN CUI ALLA COMPETITIVITÀ SI ACCOMPAGNA IL DIVERTIMENTO

L’anno successivo Gloria si affaccia alla squadra di calcio femminile dell’Università e qui finalmente trova un clima meno aggressivo e competitivo. Trova finalmente quello che cercava, un gruppo di amiche intorno a un pallone ma con un cuore che batte. La dimostrazione è che dopo 14 anni queste ragazze si sentono ancora, continuano a giocare insieme e a organizzare tornei di calcio amatoriali.

OVUNQUE LE DONNE DANNO UN CALCIO AL PALLONE

Un’estate, a fine estate settembre, le ragazze prima di ricominciare l’Università decidono di andare insieme in vacanza in Sardegna. Partono dieci ragazze, tre automobili e una palla col traghetto. Ci sono poche auto imbarcate e pochi passeggeri sulla nave perchè siamo a fine stagione. Al momento dell’arrivo sull’isola, mentre aspettavano in stiva la fine delle manovre di attracco che si potraggono più del solito, una delle ragazze tira fuori la palla dall’auto e tutte cominciano a fare piccoli passaggi di testa e di piedi. A un certo punto si accorgono che stanno attirando l’attenzione: tutti gli altri passeggeri presenti si sono riuniti in cerchio a guardare queste dieci ragazze che calciano un pallone.

Il CAMPIONATO DI CALCIO UNIVERSITARIO

Torniamo al campionato universitario. La squadra si è creata, c’è un fortissimo legame tra le ragazze e c’è anche tanta voglia di vincere, accompagnata da un pizzico di competizione. Gloria ci racconta che il momento più alto di competizione è quando la sua squadra dell’Università RomaTre si batte con la squadra dell’Università Luiss. Le ragazze della squadra avversaria sono molto forti e loro sanno che questa partita definirà le sorti del campionato universitario: “Prima della partita studiamo le avversarie, prevediamo le loro strategie e definiamo le nostre tattiche per arginarle”, ci racconta Gloria. Quel giorno perdono la partita, ma l’anno successivo vincono il campionato.

IL CALCIO FEMMINILE OGGI

Gloria è ottimista sul presente e sul futuro del calcio femminile: “rispetto a 15 anni fa la percezione del calcio femminile è cambiata tantissimo, oggi è considerato normale che una bambina giochi a calcio e tante sono le bambine che possono trovare una squadra di calcio tutta al femminile e divertirsi con una palla. Per esempio, una mia amica allena una squadra di bambine ad Ancona. Ha deciso di portare le sue allieve” in campionato contro squadre maschili perchè nella regione non esistono altre squadre femminili. Le bimbe hanno perso il campionato ma acquisito tanta fiducia in se stesse e, soprattutto, si son divertite”.

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In una squadra di calcio femminile: la storia di Gloria

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