Radwan arrivato in Italia su un barcone

Radwan, ventisei anni, è arrivato in Italia su un barcone nel 2017 con una valigia ricca di sogni. Siriano di origine, ha lasciato a Damasco la mamma, il papà, due sorelle, due fratelli e il suo lavoro di tecnico sanitario di laboratorio biomedico. Siamo nel pieno di una guerra che lacera il Paese dal 2011; Radwan si mette in viaggio alla ricerca di un’alternativa alle armi e all’instabilità economica e sociale: “in Siria i giovani al di sotto dei quarantadue anni difficilmente possono sfuggire all’arruolamento forzato e al prendere parte alla guerra. La leva obbligatoria non ha un limite temporale e un ragazzo come me rischiava di imbracciare le armi fino alla morte” ci racconta.

La fuga dalla guerra

E’  triste perché sta per lasciarsi la sua vita alle spalle ma, essendo per natura un ottimista, crede nella possibilità di un futuro migliore. “Inizialmente volevo raggiungere la Finlandia, perché amici e colleghi mi avevano parlato di migliori opportunità di lavoro nel mio settore e della possibilità di mettere a disposizione degli altri le competenze acquisite durante i miei studi” ci racconta Radwan. “Se fossi rimasto a Damasco in questo momento sarei in guerra a sparare contro un’altra persona”.

La prima parte del lungo viaggio

Così Radwan inizia la sua avventura e il suo viaggio verso l’Europa, dove è arrivato su un barcone quasi un anno dopo. Inizialmente prende un aereo da Damasco fino alla capitale del Sudan in virtù di un accordo tra i due Paesi che permette il libero scambio di persone. Qui inizia a lavorare in una caffetteria, tra caffè e spremute, e poi trova un lavoro presso un negozio di parrucchiere, dove impara a tagliare i capelli, e scopre di avere una passione per questa attività. Ma a Khartoum la situazione economica è pari a quella siriana e ben presto decide di continuare la sua avventura verso l’Europa, portando con se solo la sua valigia dei sogni. Si mette nuovamente in viaggio e raggiunge in aereo prima Gedda, poi Il Cairo ed infine atterra a Tripoli, in Libia, dove resta una settimana. Questo viaggio gli costa millenovecento dollari, soldi in parte risparmiati dalla famiglia per assicurargli un futuro migliore e parte frutto del suo lavoro. 

Da Tripoli al gommone

La capitale libica non è certamente luogo dove fermarsi a lungo, per cui cerca subito dei contatti che possano fargli raggiungere l’Europa. Questa è la parte più delicata del suo viaggio. Non è facile, non è immediato e ci sono molti rischi: perdere tutti i risparmi, rimanere nei centri di detenzioni libici, morire in mare. Ma sono i sogni di Radwan a prevalere e decide di rischiare. Gli indicano delle persone a Tripoli a cui può rivolgersi, e, anche se non si fida completamente, prende accordi: rivolgersi agli scafisti è l’unica opzione rimasta. Un dato giorno a una data ora deve trovarsi in un posto indicato per l’imbarco, portando ottocentocinquanta dollari, e così fa. Sono le cinque del mattino, il gommone arriva ma non è vuoto, ha già altre persone a bordo. 

L’inizio di una traversata disumana

Radwan passa due giorni a cavalcioni sul bordo del gommone, pieno all’inverosimile. Ha un piede in acqua e un altro all’interno dell’imbarcazione. È circondato da una famiglia di connazionali e questo gli dà un minimo di conforto. Il lungo viaggio in condizioni precarie, il clima torrido e la paura di non farcela tuttavia iniziano a ledere il suo naturale ottimismo.

Lo sbarco in Italia

Siamo in acque internazionali. Una nave irlandese li soccorre e li porta verso il porto sicuro più vicino, Taranto (Lampedusa in quei giorni ospitava il G7). Arrivati in acque italiane i migranti vengono affidati alla guardia costiera che li fa sbarcare in Puglia. Qui iniziano le operazioni di identificazione presso un hot spot e l’accoglienza in una tenda. “Dopo cinque giorni in mare aperto un materasso e una tenda mi sono apparsi come un castello. Ho quasi baciato la terra al mio arrivo in Italia. Ho riacquistato il mio ottimismo e ricomposto i miei sogni” ci confessa Radwan. E’ finalmente arrivato in un Paese europeo ed è terminato il suo viaggio su un barcone.

Le mille peripezie prima della stabilità

Due giorni dopo Radwan si rimette in viaggio verso la sua meta iniziale, la Finlandia. Passa per Milano e arriva in Germania dove resta dieci mesi. Inoltrando al Governo tedesco la richiesta di asilo politico, scopre che in virtù del Trattato di Dublino è tenuto a presentarla nel Paese dove è avvenuta la prima identificazione, cioè quello dello sbarco. Decide quindi di presentarsi alle autorità tedesche per far ritorno in Italia. Inizia un altro viaggio verso l’aeroporto di Roma Fiumicino, dove viene accolto dalle autorità italiane e portato dapprima presso un centro a Rocca di Papa, per poi essere trasferito in un centro di accoglienza romano dove tuttora risiede.

Verso l’ottenimento dello status di rifugiato politico

La storia di Radwan ha un lieto fine, per ora. E’ riuscito a ottenere lo status di rifugiato politico e il permesso di soggiorno temporaneo per cinque anni e lavora presso la cooperativa Hummustown, nata con l’obiettivo di integrare i rifugiati siriani attraverso il lavoro.

Radwan ha portato con se una valigia dei sogni

Questo ragazzo ne ho tre:

  1. Riprendere il suo lavoro di tecnico sanitario di laboratorio biomedico e in futuro aprire un’attività tutta sua;
  2. Rivedere la sua famiglia, che gli manca tanto, e assicurarsi che stiano tutti bene;
  3. Che la Siria torni a essere quello che era, un Paese in pace.

Aiuta Radwan a realizzare i suoi sogni

Alla fine della nostra conversazione, abbiamo chiesto a Radwan a cosa dell’Italia non potrebbe più rinunciare. La sua risposta è stata: la “cacio e pepe!”
Questa risposta, insieme alla sua storia, ci ha reso questo ragazzo estremamente simpatico. Se anche a te sta simpatico e puoi fare qualcosa per realizzare uno dei suoi tre desideri, in particolare il primo, contattalo qui.

di Emiliana Renella e Luca Naruli

Radwan arrivato in Italia su un barcone

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