Vi siete mai sentiti sconfitti, sfiduciati o tristi per le notizie che leggiamo sui giornali o che sentiamo ai TG? Io si. La Dittatura che ritorna, i mariti che uccidono le mogli, i migranti morti in mare. Allora ci chiediamo se i nostri sacrifici servano a qualcosa, se cercare di migliorarci come specie abbia avuto solo dei lati negativi. Da qui derivano tutti i problemi legati alla depressione e al malessere psicologico del Mondo Occidentale. I cattivi esempi che ci vengono propinati quotidianamente. Poi un incontro casuale, finalmente la storia di Pietro che non si rassegna e non si abitua.

Tutto è cominciato in una cena di lavoro organizzata dal Comitato Alunni della mia Università, locata nel famoso Circolo Montecitorio a Roma, un ambiente più che patinato, mi sono detta. “Ho la stessa voglia di quando vado dall’estetista a fare la Total body”.

Dopo i vari e cordiali saluti a colleghi e capi, prendo posto al tavolo. Prima di premiare il facoltoso ex studente che “ce l’ha fatta” presentano un ospite, tale Pietro Bartolo (chi? Boh… il solito professionista che si fa pubblicità). Inizia a parlare, con un linguaggio semplice, gesticola come tutti noi meridionali. Inizia a proiettare delle immagini, migranti feriti, spaventati, donne e bambine violentate.

Non mi concentrerò su quello che ha raccontato, cosa ha visto, cosa ha sentito nella piccolissima ma grandissima isola di Lampedusa, la “Porta d’Europa” la chiama. Bartolo è un medico, ginecologo che ha abbandonato il suo studio da 200 euro a visita per andare a curare le povere anime che cercano una vita migliore qui, nel nostro mondo malato di depressione e insoddisfazione.

Mentre lo ascoltavamo nessuno di noi è riuscito a trattenere le lacrime

a non rispettarlo ed ammirarlo per ciò che ha raccontato, la sua comunicazione che arrivava dritta al cuore come una lama affilata. Quello su cui io voglio concentrarmi non è la tipica storia straordinaria di ciò che succede su quei barconi. Ne hanno parlato tanti prima di me. Quello che però non è stato detto è che non dobbiamo avere solo l’esempio di Ministri dell’Interno che censurano o ragazzi di scarsa morale che violentano e picchiano.

Nel mondo c’è anche chi può diventare un esempio di umanità, accoglienza, positività. La grande medicina al nostro vuoto valoriale ed esistenziale. Quanto ci cambierebbe le giornate (e a lungo andare la vita) svegliarci leggendo queste storie al posto dell’imprenditore X che inonda il pianeta di plastica e rifiuti? Quanto potrebbe cambiare la nostra società se seguissimo le vicende di Bartolo, eroe per caso, e simili quotidianamente? Riusciremmo ad avere fiducia nel futuro e nelle persone se ci somministrassimo delle dosi di bontà al posto delle 15 gocce di Xanax? Io lo spero fortemente ed è per questo che ho scelto di raccontare la storia di Pietro, l’uomo che non si rassegna e non si abitua.

La storia di Pietro che non si rassegna e non si abitua

Un pensiero su “La storia di Pietro che non si rassegna e non si abitua

  • 21/06/2019 alle 09:56
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    Bellissimo questo articolo. Fantastico l’autore!

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